Prologo |
Mi chiamo Adriano, come mio nonno Adrian Leverkühn,
il compositore.
Mio nonno era un grande musicista ma la poca memoria che è rimasta
di lui si riconduce unicamente a un bel romanzo di Thomas Mann,
"Doctor Faustus",
che ne ripercorre la vita,
ridisegnandola a volte secondo le esigenze letterarie,
che possono stravolgere i fatti, i nomi, i luoghi e i significati.
Adrian nella realtà non era affatto
l'uomo indisponibile ai destini altrui, come è stato descritto.
Al contrario concedeva volentieri una sincera amicizia
a chiunque si affacciasse sulla sua vita
ed
era conosciuto da tutti per i bei modi del suo spirito. |
 |
Per questo sono sicuro che quando Adrian lesse la lettera di Mann dagli Stati Uniti, che gli annunciava l'intenzione di scrivere un romanzo su un musicista di cui lui sarebbe stato il modello, sorrise allegramente a quella notizia, e si sentì onorato quando seppe che il grande scrittore voleva
affermare la sua visione letteraria, presentandolo attraverso gli occhi di un amico d'infanzia (cosa che non era, perché i due si erano conosciuti a Monaco nel 1911, quando lo scrittore aveva trentasei anni e mio nonno ventisei).
I dieci anni che li separavano non furono di ostacolo
allo sviluppo di un'amicizia spontanea, istintiva e fraterna.
Dal primo incontro si riconobbero come spiriti affini,
come si diceva a quel tempo.
Mann aveva già scritto I Buddenbrook, capolavoro che lo aveva reso famoso, e quell'anno avrebbe completato Morte a Venezia,
mentre la sua fama continuava a crescere e lo portava dritto verso il Premio Nobel, nel '29. |
 |
E anche per Adrian quegli anni, smarriti per il rumore di una guerra in arrivo, segnarono la nascita di una lunga serie di grandi capolavori:
I 13 canti di Brentano, scelti da un libro di poesie di Clemens Brentano, cugino della "immortale amata" di Beethooven,
canti che sviluppò per un progetto comune a cui lavorava con Alban Berg, e di cui ci è poi rimasta solo la versione di Berg.
Apocalipse cum figuris, che proponeva una descrizione sonora di una serie di quadri di Dürer che avevano colpito la sua immaginazione, ispirandolo a comporre 15 commenti musicali di rara bellezza.
A cui seguirono "Luci del mare", "Le meraviglie dell'universo", e tanti altri lavori che Adrian diede al fuoco e alla distruzione negli ultimi anni del suo vivere tormentato.
Grandi capolavori per chi ha avuto la fortuna di ascoltarli;
ma niente fama, niente successo.
Che del resto lui non cercava perché si considerava un musicista puro
e si sentiva legato al suo lavoro da un rapporto intimo, quasi segreto.
Ben altro era l'oggetto della sua ricerca, che negli ultimi anni condusse sempre più in disparte e le cui conclusioni lo portarono infine verso quello squilibrio che lo spinse a distruggere per sempre tutta la sua opera.
Spiriti affini, come dicevo, ma con destini tristemente diversi.
|
 |
Io entro fatalmente in questa storia quando mia nonna, una ragazza di Palestrina, nel 1912 si innamorò perdutamente di un giovane musicista tedesco che viaggiava per l'Italia con un amico, il celebre scrittore Thomas Mann. Quando soggiornarono per qualche settimana in quel paese mia nonna aveva diciotto anni, Adrian ventisette.
Diventarono amanti e quando lui partì per Roma
sapevano di essersi legati per sempre.
|
 |
Questo amore dannato sopravvisse fino alla scomparsa di Adrian,
quasi trent'anni di incontri clandestini tra Monaco e Palestrina,
e portò la nonna a concepire mio padre per disperazione e rabbia,
in una delle ultime visite che fece all'unico uomo della sua vita.
Aveva capito che il nonno stava scomparendo per sempre
dietro quel delirio di confusione e distruzione
che furono i due anni che impiegò per morire.
Fu allora che mia nonna gli chiese un figlio,
in ricordo e pegno dei tanti anni fantastici vissuti insieme.
Ma questo a Palestrina fu un problema, uno scandalo, si diceva allora. |
 |
E così mio padre non nacque in Lazio, ma in Piemonte,
dove la nonna si trasferì e fu accolta con calore a volte tiepido
ma mai in modo ostile o critico.
Stranamente per quei tempi e quei luoghi, il suo carattere passionale
e indipendente non trovò il biasimo generale, ma la simpatia e il rispetto di molti. Dicono che sapesse ancora come piacere agli uomini
e sapeva farsi voler bene dalle donne.
Non sono mai riuscito a capire perché la nonna scelse proprio la Langa Piemontese come luogo dove far crescere mio padre e rifondare la sua famiglia. Ma fu una scelta felice.
Fu la Langa a offrire una moglie a quel suo unico figlio
e quella donna era mia madre, che lo sposò e mi concepì.
Mio padre non ereditò la follia del nonno, come temevano tutti quelli che conoscevano i suoi natali.
Ma quel timore dissimulato rimase attivo nelle coscienze di chi ormai voleva bene ai "romani" nuovi arrivati e si manifestava nel rifiuto ostinato di parlare del tedesco squilibrato, di ricordarlo,
persino di nominarlo.
E anche mia nonna infine aderì a questo rimedio precauzionale, anzi lo estese a tutto quello che riguardava la musica e più in generale l'arte.
Fu così che mio padre crebbe lontano da qualsiasi suggestione melodica, da tutti gli strumenti musicali e persino dalle sale da ballo.
Sul buon senso prevalse la superstizione inespressa ma generale,
che i suoni organizzati potessero risvegliare la follia latente nel nostro sangue.
|
 |
Alla mia nascita mi imposero il nome del nonno, ma la musica continuò a rimanere fuori dalla nostra porta e la mia educazione non comprese nessun tipo di avviamento musicale.
In casa non sarebbe mai entrato un giradischi e la radio era tollerata unicamente come veicolo di notizie, radiocommedie e previsioni metereologiche.
La vita che ho trascorso fino a qualche tempo fa, determinata come tutte le altre da eventi spesso trascurabili e quasi sempre casuali,
non sarà oggetto di questa narrazione, che invece parte da quando le circostanze mi hanno portato a dover sgomberare una remota soffitta della prima casa dove prese alloggio la nonna al suo arrivo da Palestrina.
Evento casuale anche questo, e determinante perché portò alla luce un vecchio baule di cui si era persa memoria.
Fu così che due anni fa iniziai a scoprire chi era Adrian Leverkühn, attraverso i suoi quaderni di appunti, qualche vecchissima fotografia, riproduzioni, diari e alcuni scritti, tutto quello che il baule conteneva, legato e impacchettato con cura.
Quella raccolta era il frutto della determinazione disperata della nonna,
di salvare il poco rimasto di tutta l'opera di un uomo che lei riconosceva come genio e che dal primo incontro aveva amato per sempre.
|

|
 |
Leggendo quei quaderni durante le sue ultime disperate visite a Monaco
e poi a Todtenschlaule, dove Adrian si trasferì quando il suo tempo stava per finire, fu lei a intuire che quelle pagine definivano
l'evoluzione e il cammino di un pensiero musicale prodigioso,
e arrivò a nutrirsi dell'idea un po' superstiziosa ma anche suggestiva, che quei fogli contenessero il segreti e le chiavi necessarie
per accedere alla creazione di grandi concezioni artistiche.
Così nel corso delle sue ultime visite a Todtenschlaule,
la Pffeffering del Dottor Faustus, la nonna sottrasse tutti gli scritti di Adrian che riuscì a trovare, salvandoli dalla furia incontrollabile che aveva portato quell'uomo a distruggere le sue sinfonie, le sonate, le romanze, persino gli esercizi e gli studi. Tutta l'opera della sua vita.
La nonna ritornava a Palestrina da quelle ultime visite strazianti con pacchi di quaderni, fogli sparsi, appunti,
tutto quello che riuscì a salvare dal fuoco e che sistemò con cura in questo baule, dimenticato poi da tutti per più di cinquanta anni.
Il baule conteneva due grossi pacchi di quaderni, uno contrassegnato armonia, l'altro contrappunto, e tanti altri quaderni sciolti.
Poi c'era qualche foglio sparso di appunti, una filastrocca, qualche poesia, alcune fotografie e molte lettere.
Poche tracce del suo passaggio, che lui avrebbe certamente dato alle fiamme come tutto il resto se ne avesse avuto il tempo. |

|
 |
Naturalmente il nonno scriveva in tedesco, una lingua che la mia famiglia aveva dimenticato, perché in casa non si parlava più da due generazioni.
Così ho dovuto attendere i lunghi tempi necessari per la traduzione.
Devo confessare che in un primo tempo ho esitato di fronte a quei costi imprevisti e importanti per le mie finanze.
Ma sfogliando quei quaderni
pieni di simboli e segni, chiavi, tabelle e note,
mi sono convinto, come la nonna, che contengano un segreto,
forse una scoperta a cui è riconducibile la follia di Adrian, mio nonno.
Studiare quei quaderni mi ha portato poi a ripercorrere i suoi sentieri,
quelli dove a un incrocio solitario il nonno si è perduto,
e a seguirli con cautela e rispetto,
cercando di intuire dai miei errori la direzione dei suoi passi.
E' a questo punto che inizia il mio diario musicale,
il diario di un cammino alla ricerca del grande segreto.
Mi sono provvisto di un computer e di un software che permette
di scrivere la musica su un'interfaccia pentagrammata
e la riproduce attraverso una serie di suoni campionati
(ce ne sono diversi, in commercio o gratuiti).
Non avendo mai studiato nessuno strumento musicale
è su uno di questi programmi che ho imparato la grammatica della musica, i valori delle note, i ritmi, gli arpeggi e qualche modello di accompagnamento.
Con questo equipaggiamento povero e lacunoso
ho affrontato il primo studio (in Maggiore) per un solo strumento.
E da allora è iniziato il processo di costruzione del mio stile.
Quando mi sono immerso nello studio dei primi quaderni ho capito che il progetto di Adrian era di presentarli in una forma chiusa,
un'opera, un lavoro finito con l'intenzione di esporre il nostro sistema musicale e offrirne una definizione completa e possibilmente pratica.
Il nonno sapeva di poter concludere questo lavoro:
vedeva che tutti gli sviluppi del sistema musicale elaborati dai suoi contemporanei portavano alla negazione dei principi che avevano promosso il suo divenire, e prevedeva che dopo essersi smarrito nella verifica di percorsi impraticabili, il sistema sarebbe tornato indietro di alcuni passi per poi stabilizzarsi.
Si è poi affermata come opinione comune la conclusione che un ulteriore sviluppo del nostro sistema musicale sia impossibile perché non porterebbe che alla sua dissoluzione.
E Adrian, anticipando queste conclusioni, lavorò da subito con entusiasmo alla compilazione di una completa opera riepilogativa
che mettesse in luce tutti gli aspetti della composizione
e i problemi che si incontrano nel suo esercizio.
La sua ossessione diventò allora quella di finire il lavoro,
di completare quella nuova forma a cui stava lavorando e chiuderla con una cadenza definitiva e inappellabile perché questo era il modo di concepire le sue creazioni.
Dopo aver letto tutti i suoi quaderni io penso che a motivare questo lavoro fu il proposito piuttosto ingenuo di affrontare tutti gli aspetti della composizione, fino al loro dissolvimento nella pratica musicale.
Esporre tutto. Esaurire l'argomento in tutti i suoi aspetti. Finire il lavoro.
Ho valutato tutta la carica utopistica di un progetto così ambizioso,
ma ho deciso senza dubbio di condividere in rete tutti i suoi quaderni,
le sue sintesi, il suo sapere, le sue conclusioni.
Potrà servire a molti.
E' una fonte ricca e utile per chi voglia affacciarsi sul cammino dell'arte, e la realizzazione di questo spazio si presenterà coerentemente come forma artistica nuova, libera e indipendente,
un'opera di cui questo prologo è parte del libretto.
So bene di essere un acchiappanuvole come il bisnonno,
il padre di Adrian, perché sono incuriosito e attento
agli aspetti psichici instabili che il sangue ha mantenuto in vita nella storia della mia famiglia, anche se non posso che riconoscerli e osservarli.
Non ho trovato altre possibilità di interazione con questa eredità
che è impossibile rifiutare.
Sia i quaderni di armonia che quelli di contrappunto presentano i temi con l'efficacia didattica del maestro di musica di Adrian, Wendell Kretzschmar, senza fronzoli e con tutta la praticità di una chiara esposizione didattica.
Mi stanno insegnando a pensare la musica e a scriverla.
Per questo, parallelamente ai quaderni di Adrian,
ho deciso di pubblicare il diario musicale,
la testimonianza e le strade del mio percorso,
i processi generativi
di un linguaggio musicale,
comprensivi di errori, banalità e brutalità sonore.
Vorrei documentare la storia dell'esplorazione solitaria che un pensiero artistico deve affrontare nella costruzione dei suoi principi creativi.
Vorrei osservare e testimoniare il momento in cui il processo
si trasforma da artigianale ad artistico.
O nella peggiore delle ipotesi indagare sulla cause
che impediscono questa trasformazione.
E' questo che trovo interessante condividere
(insieme ai quaderni di teoria di Adrian),
gli sviluppi di una ricerca che parte dal principio,
dallo studio numero uno, con l'unico bagaglio delle prime 9 lezioni di Kretzschmar, un sapere primitivo ma essenziale che il Maestro trasmise a mio nonno a partire dalla lontana primavera del 1900.
Quindi una volta completata la nona lezione, sarò pronto per aggiungere agli argomenti teorici successivi, i miei studi, che cercheranno di praticare i procedimenti raccomandati.
O alla peggio, si limiteranno a un ingenuo tentativo di vericarne i contenuti.
Adrian andava a lezione circa una volta al mese,
quindi aveva quattro settimane per preparare gli studi
da presentare a
Kretzschmar per la correzione.
Mi regolerò così anch'io.
Del resto, come dicevo,
questo cammino prende il via dall'intenzione
di seguire i passi di Adrian Leverkuhn. |

|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
Affermo infine convintamente che la costruzione e l'organizzazione di un metodo compositivo è uno dei momenti più strettamente creativi di tutto il processo della produzione artistica. Curiosamente è anche il più misterioso, quello privato, quasi sempre desunto dagli analisti della musica e raramente esplicitato dall'autore, che non parla mai del procedimento.
Cercherò di descrivere il mio metodo mentre si costruisce e si sviluppa, seguendo le strade che percorre e i motivi che mi portano su quei tracciati, dichiarando cosa cerco o accidentalmente scopro, gli errori, i fallimenti e magari cosa trovo al posto di quello che stavo cercando.
Forse qualche lettore leggendo queste ultime righe potrà pensare
che la pazzia del nonno abbia solamente saltato una generazione.
A volte lo penso anch'io, tutto può essere.
Come cercherò di dimostrare. |
 |
Indice delle fotografie |
| 1 |
Adrian Leverkühn
Che io sappia questa è tutto quello che rimane delle immagini di Adrian. Palestrina 1912, Adrian ha 27 anni. |
|
| 2 |
Adrian fu felicissimo quando lo scrittore gli regalò quel ritratto.
T. Mann nel 1905, che aveva già raggiunto la fama con i Booddenbrok,
in quell'anno sposò Katja Pringsheim. |
| 3 |
Una delle 15 xilografie di Albrecht Dürer sull'Apocalisse che ispirarono ad Adrian "Apocalipse cum figuris". |
| 4 |
A-Palestrina B-Strade di Palestrina. |
| 5 |
La nonna nel 24. Questa foto fu scattata da Adrian a Monaco. Si amavano da 12 anni. |
| 6 |
Questa è la casa che ho dovuto sgomberare e dove il baule è venuto alla luce.
L'abbaino illumina la soffitta dove la nonna lo aveva abbandonato. |
| 7 |
Nel 1911 Adrian organizza il suo trasferimento a Monaco da Lipsia,
la città di Bach dove aveva vissuto per 6 anni.
E' lui a scattare questa foto appena arrivato a Monaco nel 1911.
|
| 8 |
Todtenschlaule, la Pfeffering del Doctor Faustus. |
| 9 |
Quaderno 1 Armonia . |
| 10 |
Quaderno 2 Armonia. |
| 11 |
Quaderno 3 Contrappunto. |
| 12 |
Wendell Kretzschmar, amico e collega di A Shoenberg,
illustre animatore di circoli culturali e unico maestro di Adrian |
| 13 |
La filarmonica di Berlino, di cui Kretzschmar fece parte dal 1925 al 1930,
anno in cui i nazisti lo cacciarono. |
| 14 |
Farfalla Cithaerias Esmeralda, cara al padre di Adrian che ne parlava come di un petalo rapito dal vento. |