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La Contea - Studio 56
  

Ho lavorato a lungo per rimettere insieme le cronache che ho pubblicato nelle pagine precedenti
e ho potuto farlo in piena serenità grazie alla protezione economica
che mi garantisce il lavoro che ho trovato in una birreria ai piedi della collina torinese.
Ma la decifrazione e lo studio del quaderno n.18 mi hanno portato ad ammettere
come necessità quella di partire al più presto per Parigi, Combray, Balbec,
sulle tracce di mio nonno.
Sono convinto che solo questo viaggio potrà portare
a uno sviluppo coerente del mio progetto, alla sua risoluzione per dirla in termini musicali.
E così mi preparo per partire.

Il decennio tra il 1920 e il 1930 non lascia memoria o testimonianza
della vita di Adrian Leverkühn.
C'è un buco nella dimensione biografica che documenta la vita di mio nonno in quegli anni,
pagine vuote che velano il suo lungo soggiorno in Francia
nel periodo in cui iniziarono a manifestarsi i primi sintomi chiari e penosi
di un suo allontanamento patologico dal mondo reale.
E' questo intervallo di tempo che vado a indagare, che sento di dover chiarire una volta per tutte.
Vorrei capire cosa aveva scoperto Adrian  della musica o di quei luoghi,
quale fu la rivelazione così straordinaria da trascinarlo fuori e lontano dalla realtà sensibile.
Perché è sicuramente in quel periodo francese che qualcosa andò storto.
Voglio scoprire quali furono le circostanze che lo hanno condotto a conclusioni tanto disperate.
E infine, ma non ultimo, vorrei accertare cosa è rimasto di tutto questo nel mio sangue.
Forse sarei più tranquillo se scoprissi che tutto il suo disordine mentale si sviluppò in seguito a un trauma
subito in quegli anni. I traumi di solito non sono ereditari.

Capisco che la mia speranza di trovare proprio in quei luoghi le chiavi del genio di Adrian,
potrebbe sembrare un'illusione chimerica e lontana da qualsiasi sistema logico ragionevole.

Ma io rimango convinto che tutta la storia di mio nonno e buona parte della sua opera
sia indissolubilmente legata a quelle atmosfere, a quegli spazi,
e al suo tentativo accanito di confermarli come materiale conforme e propizio
ad una spontanea traduzione artistica, come aveva magistralmente dimostrato Marcel Proust.
E come Adrian finì per confermare negli anni seguenti,
quelli che videro l'uscita dei suoi grandi capolavori,
tutti partoriti durante il lungo soggiorno in quella regione della Francia,
composizioni che non diedero più spazio a riserve, precisazioni, fischi o sghignazzi, come quelle giovanili, prospettive musicali nuove e multidimensionali, che tutti applaudirono con emozione e consenso.

Quindi, per farla breve, mi sto preparando per la partenza.
A fare i bagagli non ci metterò molto
perché mi bastano i ricambi necessari a un ciclo di lavaggio,
il computer portatile e qualche quaderno di appunti.

Non penso ci vorrà molto tempo per risparmiare il denaro necessario per il viaggio,
senza utilizzare la liquidazione di Linda.
Come dicevo, lavoro ormai quasi tutte le sere alla Contea,
che è l'osteria musicale mostrata nella foto sopra.
Mangio sempre lì perché c'è un bravo cuoco egiziano specializzato in antipasti piemontesi e tiramisù
che risolve abbondantemente il problema della mia alimentazione
e così in pratica tutto quello che guadagno viene messo da parte per finanziare il viaggio a Combray.
Intanto continuo a suonare, a scrivere e pensare musica.
E mi godo questo lavoro nuovo perché mi permette
di avvicinare molti bravi artisti, di scambiare idee con loro e parlare di musica.
La vocazione di questo locale era di fare uscire i musicisti dalle loro cantine
attrezzate a sala prove domestiche, con l'offerta di un palco decoroso e un pubblico attento e preparato.

E così è stato, ogni sera un gruppo nuovo,
per almeno trecento sere di musica all'anno.
I cinquanta musicisti di valore che ci sono a Torino hanno soddisfatto questa richiesta di novità organizzandosi in gruppi sempre diversi che presentano le infinite variazioni del loro mescolarsi tra loro per formare trii, quartetti, quintetti che assumono nomi sempre nuovi.
I miei nuovi amici mi parlano spesso della complessa arte dell'esibizione dal vivo, del rapporto con un pubblico sempre più distratto e poco incline ormai a decifrare costruzioni armoniche complesse, che non si presentino con un ritmo continuo
e un ostinato che si ripete implacabilmente per l'intero brano.
Serve a non pensare, mi dicono, adesso vogliono quello.

Ale suona il sax con chiunque,
che sia jazz, blues, funky, bossa.
Considera questo ritrovo l'ultimo baluardo di resistenti
che vogliono testimoniare e difendere la sopravvivenza del pensiero musicale.
Forse è un membro della compagnia d'Oriente ma non lo dice.
E' un idealista, gli piace bere, ridere, chiacchierare e suonare il suo sax.

Due sere fa mentre era qui per ascoltare i Lingomania
Michele, il mio cliente preferito, guardava sconsolato quel pubblico apatico e distaccato.
Al terzo bicchiere era ubriaco fradicio e come al solito ha iniziato
a spararle grosse. Si è messo a raccontare a tutti
che lui il 16 Maggio del 1906 era a Graz, in Austria,
per la presentazione dell'opera "Salomé" di Richard Strauss,
altro che Lingomania. Essendo completamente ubriaco
non riuscì a chiarire le circostanze della sua presenza in quei tempi ma era sicuro di ricordarli con chiarezza.
Lo faceva così, tanto per parlare, per ottenere l'attenzione di tutti.
- Ho visto Puccini, Schoenberg, Mahler, Berg..Alma, bellissima, credo di avere intravisto Hitler..era un ragazzetto, poteva avere sedici, diciassette anni..

- Io al tuo posto lo avrei acchiappato subito
e avrei evitato un sacco di grane a tutti quanti,
dice Carlo, il barista, e tutti ridiamo, anche Michele.
Perché gli piace bere, ascoltare musica e inventare storie strampalate per far ridere tutti.

Forse sono questi gli spiriti che indico nella premessa di questo diario, anime che ho trovato nella vita reale,
e non sul web come era nelle mie ipotesi, smentite dall'evidenza di essersi rivelato come una sala sempre più popolata ma muta e passiva, un luogo che forse non può che essere conforme a come siamo oggi. Del resto che mi aspettavo?
La scoperta di esserne così sorpreso mi ha fatto pensare
a mia suocera che mi ha rimproverato per tutta la sua vita
di vivere solo di ingenuità e sogni fantastici. Forse è stata lei a seminare i primi dubbi ingiuriosi nella mente semplice di Linda.

Comunque a Michele, il chiacchierone, non ho voluto dire
che se fosse stato davvero a quella prima che si svolse a Graz
avrebbe potuto incontrare anche mio nonno,
che era sicuramente presente, come testimonia anche Mann nel Doctor Faustus.
Adrian aveva 21 anni e certamente non si sarebbe mai perso un evento musicale di quella portata.

Ma non ho voglia di passare anche qui per eccentrico o visionario o per aggiungermi ai cento cantastorie di questo ritrovo.

Così rido con gli altri e non dico niente.



 
E mentre la movida notturna in città si scatena in danze tribali e dionisiache, i resistenti della collina si incontrano per consumare jazz, blues, funky, vecchie citazioni nostalgiche e innamorate della musica di una volta. Mi piace questo lavoro.
L'umore che mi ha portato a scrivere un tango
sarà indotto dalla leggera fragranza di nostalgia che si respira in questa locanda,
come se aprisse una porta che introduce agli anni passati.
O saranno gli studi di armonia che progrediscono
con l'introduzione di nuovi accordi alterati,
che trovano una sicura applicazione nel tango moderno.

Musica di genere, una forma che non ho mai esplorato.
Contemporaneamente studio gli accordi alterati,
di cui questo tango è una prima applicazione,
preparo la pagina del diario (percorso musica) sui nuovi accordi introdotti,
penso molto alla musica che da questo tango accelera e raddoppia il ritmo
perché compaiono e si affermano i sedicesimi,
Le possibilità armoniche di questi nuovi accordi,
le seste aumentate le none, la napoletana allargata, il IV alterato...
tutto da digerire, mentre preparo i pochi bagagli che mi servono per partire.

Mann racconta che l'incontro con Esmeralda, durante il viaggio di Adrian
verso Graz segnò l'inizio della sua malattia mentale, dovuta in larga parte
ai guasti della sifilide contratta in occasione di quell'unico incontro.

Io sono certo invece che le cause e soprattutto i principi dell'instabilità mentale del nonno
vadano ricercati in Francia, nel decennio 1920-30 quando Adrian scomparve, seguendo le tracce di Marcel Proust.
Il periodo in cui scrisse i grandi capolavori.
In quei luoghi Adrian aveva trovato qualcosa, ne sono sicuro,
la stessa chiave che cercavo nei suoi quaderni e di cui parlo, dal principio di questa storia.

  
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