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Pettegolezzi - Contrappunto melodico

  
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Il mattino dopo mi sono svegliato presto, mi sono vestito senza fare rumore e mentre Annie fingeva di dormire ancora sono tornato a casa. Avevo bisogno di stare solo, avevo voglia di tornare alla mia carta pentagrammata
e lei probabilmente ai suoi pennelli. Un'uscita in punta di piedi approvata da entrambi.
Appena arrivato alla casa del viale mi sono guardato un po' intorno, mi sono fatto una doccia e mentre bevevo il caffè ho capito che l'unico modo che conoscevo per controllare la mia verbosità interiore, che si faceva sempre più invadente, era iniziare lo studio 64 (che accompagna queste pagine). La lettura del Diario di Adrian Leverkühn, come ho già detto, ha da tempo innestato in me l'idea fantastica e un po' superstiziosa che l'esercizio della musica dia l'accesso a una realtà più articolata e complessa del brusio senza costrutto proposto nostra coscienza.

Così ho lavorato allo studio 64 finché non mi è venuta fame. Saranno state le quattro del pomeriggio ma alle "Due Sorelle" si può mangiare a qualsiasi ora e allora mi sono incamminato senza fretta verso la locanda, seguendo vie secondarie che garantivano paesaggi e sole a sufficienza per godermi la bella giornata.
Alle "Due Sorelle" la solita omelette con formaggio, l'insalata e la bottiglia di Chablis, ma mentre mangiavo iniziai a notare che tutti i presenti lì intorno mi osservavano sfacciatamente parlottando e sghignazzando. Non mi preoccupai molto perché sapevo già che da quelle parti la gente è un po' strana.
Dopo aver letto il giornale e finito la bottiglia mi alzai un po' traballante verso il bancone per andare a pagare.
Léonie, una delle due sorelle, mi aspettava con il conto pronto e nel consegnarmelo mi chiese se mi trovavo sempre bene nella casa che Annie mi affittava.
- Sicuramente si troverà bene con la padrona di casa.. per lei è facile fare amicizia con tutti.
Tutti i presenti avevano sentito e pochi di loro riuscirono a nascondere un sorriso di soddisfazione.
Felici perché adesso io sapevo che tutti quanti erano a conoscenza della mia avventura notturna con Annie. La loro adesione a tutti i sottintesi della domanda naturalmente comprendeva anche l'insinuazione che Annie fosse un'amica "facile". Con tutti i significati di cui questo facile poteva farsi carico. Ecco quindi il motivo di tutti i risolini e gli ammiccamenti. Iniziai a innervosirmi. Molto.
- Cosa mi ha chiesto, signora Léonie? Non mi è del tutto chiaro cosa vuole sapere.
- Le chiedevo solo come si trova con Annie, signor Adriano, si calmi; del resto sono io che le ho trovato quella casa, mi informavo solo se è rimasto soddisfatto.
- La signora Annie Dupont è un'ottima persona, leale e onesta, il prezzo che mi ha chiesto per l'affitto mi sembra ragionevole e trovo confortevole quella casa sul viale. Ma credo che voi tutti siate più incuriositi dai particolari piccanti che come sapete si accompagnano al mio rapporto personale con Annie. E allora dichiaro a tutti che la signora Dupont è di letto allegro, attivo e festoso. I suoi orgasmi sono numerosi e come tutti saprete, chiassosi e spesso preceduti da lunghe tribolazioni.
Rimasi a guardare tutti in silenzio mentre ritiravo il resto. Ero davvero infuriato per quella invadenza provinciale, pettegola e cafona che trasformava le promesse incantate di Combray nella realtà meschina di un paese acido e maldicente.
Me ne andai nel silenzio generale. Nessuno parlava, nessuno mi guardava.
Mi bastò attraversare il ponticello per calmarmi, per dirmi che forse avevo esagerato a prendermela con tutta la numerosa compagine timorata e benpensante che stazionava dalle "Due Sorelle". In fondo la loro unica colpa è quella di essere loro stessi. Forse ero stato troppo aggressivo con tutti.
Mentre arrivavo alla chiesa iniziai a chiedermi chi poteva avere diffuso la notizia della parentesi notturna con Annie. Le due principali sospettate erano Andrée e Albertine, che sicuramente mi stavano aspettando per avere gli ultimi aggiornamenti.
Anch'io avevo voglia di vederle, ma per altri motivi naturalmente. Sentivo la loro amicizia e non mi importava se erano un po' pettegole. Così mi diressi risolutamente verso il loro negozio di souvenir, dove sicuramente avrei trovato almeno una delle due.
Fortunatamente c'erano sia Andrée che Albertine, e mi accolsero come sempre con grande simpatia.
Dopo una lunga sessione di saluti protocollari Andrée chiuse a chiave la porta del negozio e ci accomodammo in uno stanzino che si trovava dietro il salone dei quadri, per parlare.
- Buona idea chiudere a chiave, vedo che continuate a fare del vostro meglio per tenere lontana la gente dal vostro negozio. Perché continuate a tenerlo aperto?
Tu non sai proprio niente - mi ha risposto Andrée ridendo.
- Questa mattina abbiamo venduto a un collezionista facoltoso tre quadri di Annie, quello del ponticello giapponese, una marina in grande formato e il bel laghetto con i fiori che galleggiano. Milleduecento euro che ci permettono di chiudere la nostra giornata commerciale con grande soddisfazione. A proposito, adesso telefono ad Annie per darle la bella notizia e dirle di venire a festeggiare. Quest'ultima frase sembrò risvegliare l'attenzione di Albertine che si avvicinò per osservare la mia reazione.
Ma io rimasi impassibile anche durante la telefonata, quando Annie disse che ci avrebbe raggiunti .
Pensavo ancora all'episodio della locanda ed essendo sempre più in allarme per le intemperanze eccessive a cui mi ero abbandonato decisi di ricomporre la mia espressione sul modello di un'estraneità svagata.
Andrée chiuse la telefonata e mi guardò in silenzio. E anch'io la osservai mentre elaborava mentalmente la modulazione per passare da un interlocutore all'altro, da Annie a me in questo caso. Credevo continuasse a magnificare i loro successi commerciali ma lei decise per una cadenza d'inganno:
- Come è andato il vostro pic-nic di ieri?
- E' andato bene, C'era la frittata, i pomodori, il vino, le ciliegie.
- Ti trovi bene con Annie?
Ci fu una lunga pausa prima che rispondessi a quella domanda.
- Sapete che la signora Léonie, quella delle "Due Sorelle" mi ha fatto la stessa, identica domanda? Con tutti i sottintesi impliciti e maliziosi. Cosa vorreste ancora sapere visto che a quanto sembra, quelli che dovrebbero essere i miei segreti di alcova sono di pubblico dominio e sulla bocca di tutti.
Andrée e Albertine scoppiarono a ridere divertite. Naturalmente fu Andrée a rispondermi:
- perché ti stupisci ancora? Te l'avevamo detto che questo paese vive nel pettegolezzo. E' la forma in cui declinano l'idea che si sono fatti dei salotti brillanti e delle conversazioni di una volta. E' gente alla buona, ognuno spia il vicino sperando che succeda qualcosa. Ma non succede mai niente.
Poi arriva il gagé, il goj, il gringo, che saresti tu e per loro è una festa. Qualcuno ti avrà visto entrare o uscire da casa di Annie ed è subito partita l'informativa verso Léonie o più probabilmente verso sua sorella Eulalie, che è il vero tam-tam del villaggio. Ci siamo passate anche noi. E poi rassegnati, tu sei uno che viene da fuori e qui sarai per sempre oggetto di un'osservazione speciale da parte di tutti. Prendilo come il loro modo di darti il benvenuto.
L'eloquenza spontanea di Andrée e il suo modo di presentare i fatti mi incantavano moltissimo, l'ho già detto e ho dedicato diversi studi al suo fraseggio verbale che continuo a imitare ostinatamente. Quindi decisi di rimanere in silenzio per favorirne una nuova emissione.
- Non volevamo entrare nei particolari dei tuoi "segreti di alcova", come li chiami tu che sei un uomo arcaico e vivi in un passato che non c'è più. Volevamo sapere come ti sembra Annie, se ti piace stare con lei, se può esserci un legame... cose del genere. Hai trovato qualcosa che ti affascina in lei?
Ci pensai per qualche tempo e le ragazze attesero in silenzio la mia risposta:
- Mi piace tanto quando mangia le ciliegie con gli occhi chiusi.
Riconosco di non essere stato del tutto sincero perché anche i volumi di Annie mi scatenavano tempeste interne,
difficili da descrivere ma note a tutti.
Si guardarono sconcertate. Ognuna cercava di capire cosa pensasse l'altra.
- Ragazze, io non vorrei che vi metteste strane idee in testa. Ho sentito parlare di legami e avverto che l'aria qui intorno si riempie di ipotesi fantastiche. Vorrei subito chiarire che con il passare del tempo ho capito che innamorarsi comporta delle responsabilità. Io non ho più intenzione di assumermi nessun tipo di responsabilità. Sono di costituzione irresponsabile, lo sanno tutti dove vivevo, potreste chiedere. E poi io non sono uno da innamorarsi, Annie lo ha capito subito, io sono uno da volergli bene e basta.
In quel momento bussarono alla porta del negozio. Era Annie e appena entrata colsi il suo sguardo che mi cercava.
Gonna corta, maglia scollata, profumatissima, era questo il suo modo di presentarsi al prossimo.
Ci alzammo tutti per salutare e Albertine volle aprire subito una bottiglia di Spirito dei Guermantes per festeggiare la vendita straordinaria di tre tele in un colpo solo e pagate a prezzo pieno.
Dopo avere brindato, riso, scherzato e aggiustato i conti tra loro, improvvisamente sembrarono tutte ricordare che c'ero anch'io. Annie decise allora di indirizzare la conversazione verso argomenti che mi comprendessero e rivolgendosi a me disse:
- Sapete che questa mattina sono uscita a comprare il giornale e il tipo dei giornali ammiccava. Poi sono andata a comprare la baguette e Alain alla cassa ammiccava, dal verduriere Jean ammiccava, tornando ho incontrato la vicina che ammiccava. Quando ho chiuso la porta di casa sono scoppiata a ridere e non riuscivo più a smettere. Credo vi rendiate tutti conto che il paese in cui viviamo è una succursale del manicomio. Pretendono di regolare le vite di tutti in base ai dettami di un'opinione pubblica che è solo loro. Anche a te Adriano, sarà successo qualcosa del genere, immagino. Io sono indignata, trovo insopportabile tutto questo e penso che bisognerebbe fare qualcosa.
Questa volta fu Albertine a risponderle:
- Tu puoi scaldarti Annie perché non sei di qui. Noi siamo nate a Combray e metà di quelli di cui parlate sono nostri parenti. Quando io e Albertine abbiamo fatto outing, siamo state trattate come le figlie dell'anticristo per anni da tutta la confraternita dei bigotti e degli astiosi che popola e governa questo paese. Siamo state tenute ai margini da tutti, nessuno ci rivolgeva più la parola, compresi i nostri parenti più stretti. Avete idea di cosa vuol dire dichiararsi lesbiche in un posto come questo?
Poi, dopo più di due anni, nella coscienza collettiva del paese ha incominciato a prendere forma la consapevolezza che tanto non c'era niente da fare, noi saremmo rimaste a casa nostra, i clienti del nostro negozio erano turisti di passaggio tutt'altro che coinvolti dalle loro sanzioni reazionarie e noi avremmo tranquillamente continuato ad amarci alla faccia del loro perbenismo bacchettone. Così le cose incominciarono a cambiare. I parenti con il tempo hanno proposto di riallacciare i vecchi rapporti, la gente ci parla e ci intrattiene con domande ansiose sulla nostra salute. Insomma, per darsi la spiegazione di un fenomeno a loro ignoto, hanno deciso che siamo malate e quindi ci trattano da inferme. Adesso per mantenere un minimo di pace familiare siamo pure costrette a far visite periodiche a cugine liftate e vecchie zie più religiose del parroco, impavide rappresentanti di un'ignoranza verbosa e strafalciona che vede il vizio e lo scandalo ovunque.
Ma sono quelle che ci hanno cresciute, che si prendevano cura di noi da piccole, di cui ci fidavamo e a cui abbiamo sempre voluto bene. E adesso cosa dobbiamo fare? Ditecelo voi.
Seguì un attimo di silenzio. Poi Albertine aggiunse - per pensarci meglio apriamoci un'altra bottiglia.
E allora prima che si allentasse la tensione volli rilanciare:
- non avete mai pensato di andare via, a Chartres, a Parigi o in un'isola greca ovvero da qualche altra parte?
Non avete mai pensato che altrove l'aria potrebbe essere più respirabile?
Andrée mi rispose come se si fosse aspettata da tempo una domanda così ovvia e si fosse preparata con cura la risposta:
- la decisione di mollare tutto, lasciarsi tutta la vita alle spalle e andare via è nota come follia di Aschenbach, afflige principalmente chi non va d'accordo con nessuno, gli asociali e chi è totalmente privo di empatia verso gli altri. Noi non crediamo che tu sia così Adriano ma è evidente a tutti che tu sia ugualmente affetto da questa sorta di psicosi. Hai lasciato la casa, la moglie, i figli, gli amici, per venir qui a Combray a fare che cosa?
Hai provato a chiedertelo in un momento di intimità con la tua coscienza?
La situazione si era capovolta e io rimasi sconcerato; avevo posto una domanda quasi retorica, che prevedeva un'unica risposta sensata tipo, Si è vero forse sarebbe una buona idea allontanarsi per un po' da questo paese fetente, e invece mi trovai improvvisamente sotto processo, accusato di abbandono del tetto coniugale e condotta indegna con i figli. Iniziai a innervosirmi parecchio:
- Intanto io non ho abbandonato nessuna moglie perché è stata lei ad abbandonare me. I figli poi sono grandi e ci hanno pensato loro a sparire, molto prima che potessi farlo io.
Per quanto riguarda la ragione della mia presenza nel vostro paese, come vi ha già spiegato, ero venuto qui per svolgere un'indagine che riguarda la storia della mia famiglia. E occasionalmente scrivere musica in santa pace. Quest'indagine si è ormai conclusa. Con risultati amari per me, che posso anche andare a elaborare altrove se qui non sono il benvenuto.
Questa volta furono loro a rimanere sconcertate da tanta veemenza. Poi come al solito fu Andrée a rispondere per tutte.
- Forse mi sono spiegata male ma non volevo assolutamente offenderti Adriano. Tu qui sei benvenutissimo da tutti noi. Porti un po' di novità e di interesse in questo mortorio dove viviamo e ti vogliamo un sacco di bene. Quello che non mi hai permesso di aggiungere è che questa sindrome di Aschenbach di cui parlavo è stata oggetto di due miei articoli molto apprezzati su alcune riviste universitarie, e sarebbe un grande aiuto per la mia carriera accademica se tu ti offrissi come caso clinico alla mia osservazione.
Si tratterebbe di venire nel mio studio una o due volte per settimana. Il tempo di metter a fuoco il caso clinico. Dove tu non sarai il paziente ma un testimone, una fonte. Io scrivo la relazione che potrebbe essere il mio biglietto di ingresso per una docenza e tu diventi creditore nei miei confronti di un grandissimo favore.
- Se si tratta di fare un favore ad Andrée non vedo come potresti negarglielo, - intervenne Albertine - non è vero Annie? E poi è un favore che non ti costa niente, se non qualche ora del tuo tempo libero che comunque non sembra mancarti.

Fu Annie a risolvere la situazione:
- A proposito, ho incontrato Charles questa mattina, mi ha detto di dirti che vuole parlarti.
Quell'interruzione non era affatto "a proposito", ma era l'intenzione di dirigere il nostro conversare verso argomenti meno imbarazzanti, una modulazione mal condotta ma con una tonalità d'arrivo ricca di interesse per le numerose varianti aneddotiche che offriva. Non mi piacque l'associazione di idee né il filo logico che l'aveva portata da una mia eventuale chiacchierata con Andrée, al personaggio indicato da tutti come il matto del villaggio. Andrée invece ci si buttò a capofitto:
- Io quell'uomo non lo capisco proprio. Gli ho parlato molte volte e penso che non è fatto come nessuno di quanti ho visto. E' maldestro nei rapporti con le persone ed è per questo che in paese tutti lo scansano e i bambini hanno paura di lui. E' uno che difffda più degli amici che degli estranei e nasconde con metodo i suoi sentimenti negli abissi di una personalità dissociata e multipolare. La sua vita psichica credo possa descriversi come una processione di ombre. E' convinto di sapere molte cose che gli altri non sanno e quindi si sente autorizzato a guardare tutti dall'alto in basso. Un tipo davvero interessante da un punto di vista professionale. E poi voi lo sapete che a me sono gli svitati quelli che interessano mentre quelli normali mi ammazzano di noia.
Seguì un silenzio atterrito e vagamente scosso da quelle impietose speculazioni diagnostiche.

Decisi che era il momento di alzarsi. L'angustia di quel retro negozio, il fumo , l'alcool, le chiacchere, tutto mi infastidiva. Avevo bisogno di vedere il cielo e di respirare aria all'aperto, così salutai tutte cortesemente per lasciarle ai loro discorsi. Annie mi raggiunse quando ero appena uscito dal negozio.
- Vengo con te, anch'io mi stavo annoiando e poi c'è ancora il sole. Albertine mi ha lasciato uno spinello già fatto; possiamo andarcelo a fumare sul fiume e prendere un po' di sole, che ne dici?

Quella donna era dolcissima e io mi stavo innamorando di lei. Ci sedemmo su una riva della Vivonne dove c'era il sole. Guardavamo l'acqua e le foglie muoversi lente mentre discorrevamo di mille cose, la sua pittura, la mia musica. Era una bella giornata di sole, ci eravamo trovati un posticino comodo e io volli aprirmi, raccontarle del mio modo di scrivere musica e di costruire un testo (come questo per esempio), processi straordinariamente simili nell'elaborazione perché condividono gli stessi principi estetici: niente ripetizioni, abbellimenti, riempitivi, modulazioni preparazioni risoluzioni tutte di passaggio e a sostegno di una melodia vagante, principi validi tanto per la musica quanto per il testo. E questo aspetto rende più semplice il compito di integrarli in un prodotto artistico che li contenga: il diario. Non volevo entrare troppo in dettagli tecnici, ma lo stavo facendo. Annie mi aveva semplicemente chiesto come impiegavo il mio tempo nei lunghi periodi che passavo in casa. E allora le parlai di questo Diario Musicale, del mio tentativo di rintracciare in rete una sorta di Società Teosofica, confessai la speranza di stringere amicizie con spiriti illuminati, conoscitori di musica, appassionati di letteratura, curiosi dei processi di creazione artistica, e ammisi il fallimento di questa ricerca.
- Non esiste alcuna Società Teosofica o se c'è non l'ho trovata. Ho migliaia di visitatori ma sono muti, inerti, impassibili. La rete è fatta così, magari non è ancora matura per trasportare suggestioni artistiche. E' intasata da false notizie, pubblicità, propaganda, odio. E il mio spazio non è fatto per queste cose.
- O forse tutti i problemi nascono dalla tua presunzione di chiamare questa forma "diario". - osservò Annie. Lo sanno tutti che il carattere principale di un diario intimo è che la sua lettura è destinata esclusivamente a chi lo scrive, quindi non sei credibile. E poi la gente in rete vuole esserci, intervenire, dire la sua, essere visibile. E tu questa possibilità la dai solo privatamente. Non piace.
Decisi allora di dirigere l'argomento verso la pittura con una sterzata un po' acida:
- Tu dipingi ancora per vocazione? Ti spinge una necessità interiore a farlo o è la speranza di costruirti un pubblico osannante e facoltoso a muoverti?
Mi pentii subito di quel sarcasmo miserabile, a volte mi succede così. Ma Annie non ci fece caso e rispose come se la domanda fosse stata presentata in una forma più cortese e amichevole:
- Non so se per me dipingere sia una necessità interiore. So che mentre dipingo mi sento libera, forse è il mio modo di coltivare lo spirito. Mi ha sempre emozionato l'arte, da quando ero bambina. E così sono diventata una pittrice di paesaggi. I miei soggetti sono scorci di natura viva, di come viene illuminata dalla luce. Non mi vedrai mai dipingere una natura morta e non entrerò mai nel territorio delle arti non figurative. Kandinskij poi mi fa venire il mal di denti perché lo trovi nelle sale d'aspetto di tutti i dentisti della nazione.
Scoppiammo a ridere tutti e due e poi quando tornammo a guardare l'acqua le chiesi ancora
- Mi dici che dipingi per liberarti ma poi ti conformi alla tecnica impressionista. Non pensi che legarti a una scuola sia di ostacolo alla libertà che cerchi e possa limitare i tuoi orizzonti?
- Tu forse sei tra quelli che pensano che per dipingere un quadro impressionista basti guardare il mondo con gli occhi cisposi. In realtà è quello il modo giusto di osservare le cose, facendo due passi indietro, come si guardano i quadri di quella scuola . Solo allora i volumi si animano e si svela il vero incanto di quella tecnica. E poi anche io le cose le vedo così, non ho gli occhi cisposi e non posso dipingerle come le vedono gli altri.
Pensai mortificato che l'ultima domanda l'aveva ferita più di quella prima, capivo di essere maldestro nei rapporti con le persone, proprio come diceva Andrée di Charles e questa associazione mi portò a chiedere ad Annie del suo incontro con Charles, quella mattina. Qual'era il motivo per cui voleva vedermi?
- Non credo che abbia qualche motivo speciale e ti consiglio di stare lontano da quell'uomo. Ha l'autunno nel cuore e si è richiuso in un mondo interiore impenetrabile, come dice Andrée. Racconta sempre un sacco di balle e un tempo molti lo stavano ad ascoltare. Poi, in questo paese di matti, tutti lo consideravano un idiota ma nessuno sentiva di poter escludere che avesse ragione. Non si capisce più niente, viviamo in un paese di pazzi e hai fatto bene a dire ad Andrée che dovremmo andarcene tutti. A proposito (Annie diceva sempre "a proposito"), hai deciso se fare questo favore che Andrée ti sta chiedendo?
- Non ho deciso. Non ho ancora avuto il tempo per pensarci.
- Secondo me faresti bene. Vedo che Albertine e Andrée si impegnano molto più di te per fare funzionare la vostra amicizia e con questo gesto potresti provare a bilanciare la situazione. Io so che Andrée vuole davvero scrivere questa relazione sulla sindrome di comesichiama perché ora non è una categoria diagnostica riconosciuta e lei sogna che si possa inserire in qualche manuale ufficiale di diagnostica per deboli di testa.
E tutta questa manovra è finalizzata al fatto che lotta da anni per ottenere una docenza all'Università di Chartres, dopo un dottorato brillante, l'agrégation, decine di articoli pubblicati. Ha solo bisogno di un testimone che confermi le sue conclusioni. Deve pubblicare questo studio per avere una cattedra.
Si era fatto buio e freddo e io avevo voglia di tornare a casa. Una vocina dal profondo mi suggeriva che avrei potuto proporre un ulteriore assaggio dell'ottimo stufato alla Françoise ma la misi a tacere quando ricordai che Annie poteva origliare i miei pensieri. Infatti Annie mi disse che forse era meglio non vederci per un po' di tempo.
Non mi abbandonai troppo alla delusione perché avevo voglia di tornare a casa e immergermi nei miei pentagrammi e le loro chiavi, le chiavi di tutto, se riuscivo a rimanere concentrato.
Così ci avviammo verso casa e mentre ci salutavamo proposi di cenare dalle "Due Sorelle" nel fine settimana.
-Guarda che se ti sei già stancato dello stufato alla Françoise io posso cucinare mille altri piatti a casa mia.
Dalle due sorelle si mangia male. Ti aspetto da me sabato sera, perché domenica ho un impiccio.
 
  
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