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11 lezione - successioni e cadenze

Se hai studiato con attenzione il contenuto delle prime dieci lezioni,
ora sei in grado di scrivere un periodo di otto battute nel modo maggiore o minore di qualsiasi tonalità,
partendo da uno scheletro armonico sul quale aggiungerai una voce melodica superiore.

Come ricorderai ti ho consigliato di introdurre il V alla settima battuta per finire all'ottava batt con il I, la tonica;
e ti ho anche suggerito di presentare il V alla quarta battuta, per preparare la ripresa della frase a battuta 5.
Perchè, come avrai verificato svolgendo i primi studi, viene naturale dividere questo periodo di otto battute in due frasi di quattro battute ciascuna.

Nella costruzione melodica poi potremo dividere ulteriormente le frasi in due parti di due battute ricavandone semifrasi affermative cioè simili alla frase precedente, o negative, cioè contrastanti con la frase precedente

periodo di 8battute
1 frase 4batt 2 frase 4batt
semifrase 2 batt semifrase 2 batt semifrase 2 batt semifrase 2 batt
I     V     V I

Costruendo il nostro periodo come si legge sopra, noi introduciamo due cadenze;
cioè diamo una punteggiatura al nostro studio, suggerendo due momenti di riposo
che ci permettono di sviluppare il periodo in modo coerente al carattere di proposta-risposta
che assumono le 2 frasi di 4 battute che lo compongono.

Questa undicesima lezione si occuperà quindi di definire questi riposi chiamati cadenze
che possono punteggiare uno studio di 8 battute sul quale ci eserciteremo ancora a lungo.
Questo vuol dire che studieremo tutte le interpretazioni e le funzioni armoniche
che ci permettono di introdurre il V grado, cioè l'accordo di dominante.

Ma prima ancora occorre stabilire un criterio generale per la scelta delle successioni di accordi.

Iniziamo a distinguere le successioni ascendenti, (alla 4a e 2a superiore, 2a e 3a inferiore)
da quelle discendenti (alla 3a e 5a superiore).

Tra le ascendenti distinguiamo quelle forti,
che sono la 4a superiore e la 3a inferiore (C - F, C - Am) che si possono usare senza particolari cautele
da quelle fortissime delle seconde (C - Dm, C Bmb5), che vanno usate in un contesto che le giustifichi,
ovvero inserite in un movimento più ampio che dia come risultato un successione forte.

Gli esempi seguenti mostrano queste successioni trasportate su tutti i gradi della scala maggiore di C
e naturalmente lo stesso procedimento è valido per il modo minore.
Nell'ascolto bisogna sottintendere la doppia stanghetta, cioè una doppia pausa tra una battuta e l'altra
perchè questi esempi non vanno intesi come una progressione ma esaminati separatamente
come esempi singoli di 1 o 2 battute,
la proposta o la risposta di una frase.

Trasportando le successioni su tutti i gradi si ottengono inevitabilmente successioni
che contengono il VII non preparato e non risolto. Sono successioni deboli e vanno evitate.

Le successioni seguenti, che sono la seconda superiore e inferiore (C - Dm, C - Bmb5),
sono invece definite fortissime.

Il loro utilizzo viene spiegato come sintesi di una successione più ampia.
Ovvero questa è considerata una successione di movimento, dove sul secondo accordo è sconsigliato un riposo.
L'utilizzo di questa successione dovrà trovare una giustificazione melodica, tematica o di progressione.

 

Le successioni discendenti sono una 5a sopra e una 3a sopra.
Si presentano generalmente come armonie di passaggio.

 
 

Voglio ancora ricordare che per interpretare correttamente questi sette esempi
bisogna rispettare la separazione determinata dalle doppie stanghette;
ovvero queste successioni non vanno lette e ascoltate di seguito come se fossero una progressione,
ma rispettando le stanghette doppie che separano i gradi sui quali definiamo il movimento.

E' vero poi che una successione (I - IV per esempio), quando si presenta di seguito su diversi gradi della scala
(ad esempio I - IV, VI - II, IV -VII, II - V....), allora presenta una progressione.
Ma l'oggetto di questa lezione è il collegamento tra due gradi della tonalità
che non proseguono con logiche di progressione (procedimento di cui parleremo in seguito),
ma presentano la stessa successione applicata a tutti i sette gradi della scala maggiore.

Nella costruzione dello scheletro armonico continueremo a servirci della tabella
che definisce le cadenze di cui abbiamo già parlato.


  segue spesso a volte

meno sovente

I IV o V VI II o III
II V IV o VI I o III
III VI IV I, II, V
IV V I, II III, VI
V I IV, VI II, III
VI II, V III, IV I
VII I o III VI II, IV, V

Riassumendo, tutte le indicazioni date finora e questa tabella delle tendenze (sopra)
ci permettono di scrivere sequenze di accordi corrette e funzionali.

Le cadenze aggiungono il respiro a queste sequenze, ne decidono i riposi e le risoluzioni.
Offrono i mezzi per finire un brano o proseguirlo dopo un breve respiro, un riposo.
E ci permettono di definire meglio le frasi musicali che vogliamo articolare,
distinguendo riposi occasionali che possono dare vita a nuove frasi,
dal riposo finale che serve generalmente per chiudere un brano o una sua sezione.

Ecco tutte le principali cadenze e alcune considerazioni sul loro utilizzo.

Le cadenze perfette sono quelle che terminano con V - I e quindi sono

IV- V - I,
II - V - I,
VI - V - I.

L'ultima cadenza dell'esempio sotto, che presenta il I in secondo rivolto che va al V
è ormai un cuché che offre una chiusura classica molto utilizzata.
Si presenta nella formula 3II - 5I - V - I
oppure IV - 5I - V - I (dove 5I è il secondo rivolto del I e il 3II è il primo rivolto del secondo grado).

La cadenza imperfetta (vedi sotto) è sempre la successione V - I dove però il V o il I non si presentano in stato fondamentale ma in primo rivolto, depotenziando l'effetto di riposo.
La dominante viene resa più instabile dal rivolto e quindi non è percepita come conclusiva.
La cadenza imperfetta si presenta spesso tra la 4a e la 5a battuta dove la seconda frase grazie a questa cadenza
può reintrodurre la frase precedente con variazioni melodiche, armoniche e ritmiche.
Le due cadenze dell'es. sotto, la prima in C maggiore, l'altra in A minore, dimostrano che la cadenza imperfetta non chiude definitivamente il brano ma può essere descritta come una virgola da cui parte un'altra frase.

La cadenza evitata o cadenza d'inganno (sotto)
si presenta quando il V non risolve sul I ma su un altro grado, generalmente il VI o il IV.
Per cui le successioni della cadenza d'inganno saranno principalmente V-VI e V-IV.
Questo inganno, cioè il procedimento che presenta un grado diverso dal I dopo il V,
è stato spesso usato per preparare la chiusa finale,
che chiarisce l'inganno e riporta la calma della risoluzione con la tonica.

 

Viene definita cadenza sospesa qualsiasi successione di gradi che termini sulla dominante, cioè sul V (sotto)
Anche questa cadenza produce una sospensione, un riposo sulla dominante, un ulteriore segno di punteggiatura che contribuisce ad articolare il periodo in modo più maturo.

 

Il movimento IV - I, con i due gradi in posizione fondamentale si chiama cadenza plagale.
La cadenza plagale non ha una particolare importanza armonica
perchè il I e il IV non bastano a definire una tonalità
(i due accordi C-F possono essere I-IV nella tonalità di C maggiore,
V-I nella tonalità di F maggiore e anche VII-III della regione discendente di D minore).
Solo il V fa parte di un'unica tonalità (maggiore o minore) e quindi la definisce inequivocabilmente.

Un tempo la cadenza plagale si aggiungeva alla cadenza autentica in brani di carattere religioso o cerimoniale.

 

E infine vorrei introdurre la sesta napoletana, una formula cadenzale che si applica solo al modo minore e di cui parleremo più diffusamente in seguito.
Nella funzione cadenzale la sesta napoletana si applica alla sequenza I-3II-5I-V-I
e si distingue per la particolarità che la fondamentale del II,
grado che si presenta in primo rivolto, viene abbassata di un semitono,
trasformando il secondo grado (che nella tonalità di Am è un Bm5b) in un Bb maggiore.

 

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