Studio 51B - quarto periodo - 3/4

Questa elaborazione inverte il modo delle due frasi dello studio 51A,
ovvero la prima frase questa volta è in modo maggiore e la seconda nel modo minore.

Non ci sono altri cambiamenti significativi, perchè i gradi raggiunti
sono ancora quelli dello studio precedente.
Le modulazioni, rapide e quasi di passaggio, si realizzano ancora attraverso il V o VII grado
(della tonalità di arrivo).

La forma è naturalmente una forma-studio, molto sbilanciata e priva dell'equilibrio raccomandato.
Ma ascoltandola sento ardere una piccola fiamma sepolta e soffocata,
l'avverto nella divisione ritmica del piano, nell'attacco degli archi e in qualche pausa imprevista.

Non è stato semplice perchè rendere gli archi campionati in modo accettabile
è stato un processo davvero lento e laborioso.

Mi rendo conto che scrivere tenendo conto della risposta del suono campionato,
introduce regole nuove, prescrizioni e accorgimenti che sarà necessario approfondire,
visto che questa musica nasce e si sviluppa per la rete,
l'unico luogo che ne consente il consumo, che garantisce la sua realtà e la sua esistenza,
palcoscenico che si compone di una platea vastissima ma spesso irraggiungibile o sorda
al canto solitario di una voce diversa, estranea a quanto viene comunemente offerto.

Il fatto che questa musica non preveda di essere suonata dal vivo
introduce nuove variabili, ovvero se la musica non è costretta
a rispettare una condotta che ne garantisca l'eseguibilità
può liberarsi, secondo la logica, di molte regole e prescrizioni nate per garantirla.

In pratica però le cose stanno diversamente;
io lavoro volentieri con insiemi di fiati o archi anziché sperimentare nuove sonorità elettroniche
perchè ritrovo in quei timbri un potere evocativo universale,
la forza emotiva di un linguaggio comune
che è nella coscienza musicale di tutti.

E qualcosa di analogo penso che regoli la percezione di eseguibilità, che abbiamo innata,
che garantisce un ascolto senza i fastidi e i disagi
che l'ineseguibilità comporta inevitabilmente
e che possono spingere l'ascoltatore verso l'uscita dall'incanto musicale.

Non rispettare questa percezione credo che risulti antimusicale all'ascolto
e non è la strada che intendo percorrere.

Il mio proposito finora è stato quello di permettere un ascolto accettabile
che se pur molto convenzinale, privo di anima e respiro,
presenti una anteprima e si offra come strumento utile alla comprensione della partitura.
Uscire dalla forma studio vorrà dire anche lavorare sul respiro e sull'espressione.

In questo studio introduco per la prima volta gli accenti su alcune note.
Mi sono dimenticato di segnalarli ma prossimamente lo farò
Anche questo è un procedimento da sviluppare con attenzione
per le nuove possibilità ritmiche che può offrire.

      V-I     V di V I (G)
Sezione A
I VI V I-VII I VI V-V di V I
C Am G C-Bdim Cm Ab G-D7 G-B7
1a frase 2a frase
 
Sezione B  
Em Am D#dim G-G7
I IV VII I-V

La forma, come dicevo, è una forma-studio e si compone di:

sezione A e B con Pianoforte-solo, fino a batt 12.

Da batt 13 si ripetono la sezione A e B con un trio di archi accompagnati da un piano in sordina.

E a battuta 25 si ripetono per la terza volta le sezioni A e B a cui si aggiunge una linea melodica di piano,
che non è in sordina come l'accompagnamento ( non sarebbe eseguibile da un solo piano) e che contrappunta (troppo debolmente) con gli archi che presentano scarse variazioni.

Come al solito il finale è improvviso e affrettato.
Del resto la dimensione di questa forma è quella della miniatura
che si compone di contenuti musicali interessanti ma non sviluppati.

  
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