Il tempo dei grandi incontri: Herman Hesse

Le note sugli stretti e il pedale della fuga
chiudono i quaderni che Adrian dedicò al contrappunto.

Queste ultime pagine furono scritte quasi certamente
nei primi mesi del 1907,
ma è impossibile risalire ad una data più precisa perché dopo il primo capitolo sulle mescolanze delle specie Adrian abbandonò l’abitudine di aprire ogni nuovo capitolo dei Quaderni con la data del giorno, e quindi non si trova indicazione di una data negli appunti sulla tecnica delle imitazioni, non per quelli sul contrappunto doppio e nessuna pagina degli scritti sulla fuga si apre con una data.

Ultimati gli appunti sugli Stretti e il Pedale Adrian interruppe la compilazione dei Quaderni e si concesse una lunga pausa perché avvertiva con chiarezza che tutti i procedimenti musicali affermati e indagati fino a quel momento non erano che una premessa alla sua ricerca.
Una premessa importante e fondativa che andava digerita e assimilata con il tempo, con la meditazione e con la pratica.

Adrian aveva allora ventuno anni, e passava i suoi giorni ascoltando le più interessanti lezioni che molti grandi pensatori di quei tempi tenevano all'Università di Lipsia.

Come è noto si era trasferito nella importante città universitaria con quel sano proposito e presto entrò in relazione con molti studenti e alcuni docenti di quella prestigiosa fondazione.


E' con alcuni di loro che l'anno seguente partì per le pallide rive del lago Costanza in occasione delle vacanze estive e con il vago proposito di fare visita ad un amico di alcuni membri di quel gruppo che si andava allora formando, un libraio di Basilea che forniva l'Università di libri antichi e rari e che in quegli anni si era trasferito con la moglie a Gaienhofen, un rustico villaggio su quel lago tranquillo, con la ferma intenzione di dedicare tutto il suo tempo alle lettere e all'arte.

Quel libraio era Hermann Hesse, e l’incontro tra lo scrittore
e il musicista contribuì in modo determinante a definire la direzione che prese la vita di entrambi .
Il 1908 aprì così con quella combinazione fortunata,
il periodo più socialmente attivo di Adrian
che un moto naturale spingeva a cercare e individuare con rara lungimiranza molti artisti che come lui sarebbero poi diventati testimoni e autorevoli portavoce di quei tempi difficili.

Con tutti aprì relazioni importanti e costruttive
che cambiarono certamente il corso della sua storia personale,
e talvolta influirono nella storia culturale e nel pensiero
di quegli anni che preparavano le grandi guerre.

Come spesso succede quando la sorte ci regala questi incontri rari e fortunati, dalle prime parole scambiate con Hesse il musicista riconobbe nello scrittore un simile e un amico, ricambiato del resto da Hesse a cui piacque da subito confidarsi con quel giovane appassionato e idealista.

I due conversarono a lungo per tutti i giorni di quella serena vacanza sul lago.
Hesse parlò diffusamente del suo Peter Camenzind appena pubblicato, lesse e commentò le più belle poesie di una sua raccolta e interrogò spesso Adrian sui più diversi argomenti musicali.

Lo scrittore aveva proprio in quei giorni iniziato un nuovo romanzo, "Gertrud" (pubblicato poi nel 1910) e raccoglieva avidamente informazioni e divagazioni sul tema della musica che nelle intenzioni dello scrittore sarebbe stato il tema dominante di quel racconto.

"A partire dal mio sesto o settimo anno circa, ho capito che di tutte le potenze invisibili la musica era destinata ad avvincermi con maggior forza e a dominarmi.. Una melodia mi stava ad ogni ora nel sangue e sulle labbra, una cadenza e un ritmo nel respiro della mia vita.."

E’ naturale avvertire nelle parole dello sfortunato musicista
Erik Kuhn, di cui il romanzo narra la storia,
l’eco delle intenzioni e dei propositi annunciati da Adrian
pochi anni prima e concepiti come preludio ai suoi Quaderni.

Ma lo sviluppo di Gertud impose poi al tema della musica un piano più sfumato e lontano perché allo scrittore interessava allora indagare il rapporto problematico tra arte e vita,
mentre dovevano ancora maturare in Hesse le ricche suggestioni che quel giovane musicista portava con se o che trasmetteva nelle sue lunghe lettere.

H.Hesse tornerà solo molti anni dopo, con "Il Gioco delle Perle di Vetro", a parlare di quel compositore, che gli era diventato tanto caro e che è facile riconoscere nella nobile figura del Magister Ludi Josef Knecht, nella sua storia, nel suo pensiero, nel suo dire e infine nella sua tragica uscita di scena,
quando Knecht si immerge e scompare
in quel gelido lago solitario che Hesse definì come metafora della pazzia finale di quel suo caro amico.

E' questa l'opera della maturità, l’ultimo romanzo completo di Hesse, che viene pubblicato tre anni dopo la morte del compositore, dove Hesse rielaborò le lunghe conversazioni e il ricco scambio epistolare con Adrian per riassumere e restituirci le conclusioni di quel musicista considerato spesso eccentrico perché nei suoi ultimi anni rifiutò con forza la semplice funzione di "svago o esercizio di nobile virtuosismo con cui veniva intesa l'arte della musica" ed immerso ormai nel suo mondo privato ed escusivo finì per intenderla e praticarla come ascesi ed esercitazione dello spirito.

Il Gioco delle Perle di Vetro infatti sarà ricordato da molti
come una raffinata e simbolica storia
della ricerca di perfezione interiore.
Mentre le sue pagine sono per me soprattutto un sicuro veicolo di nostalgie perché mi riportano i racconti della nonna,
che ricordava spesso il proposito fantastico di Adrian
di costruire un grande telaio con alcune dozzine di fili
che funzionassero come linee di pentagrammi
sulle quali muovere e organizzare perle di vetro
di diversa forma, grandezza e colore,
per formare citazioni musicali o improvvisazioni, e poi muoverle a piacere su quei fili e trasportarle, modularle, contrappuntarle.

Era questa l’idea originale del Gioco delle Perle.
Ricordo bene il piccolo telaio dorato, prototipo di quella grande visione, con cui la nonna si intratteneva spesso muovendo le perle trasognata e lontana. Naturalmente Adrian non realizzò mai il grande progetto di costruire quel gioco di perle, ma lo trasferì nel tentativo di concepire un nuovo sistema di composizione, rispondente alle regole generali del Gioco.



E questo come sappiamo lo spinse a percorrere le strade incerte della dodecafonia,
che affrontò in un primo momento insieme al suo compagno di studi Alban Berg,
e in seguito solo e sempre più preda di quella follia che lo portò a smarrire il cammino
sulle strade solitarie e senza meta della musica seriale.
Fu quella musica a portarlo alla follia o fu la follia che lo portò a quella musica?


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